|
|
Far bollire la carne di gallina e conservarla sotto sale era
un metodo abbastanza diffuso in Piemonte nei secoli scorsi, ma nella
seconda metà del diciannovesimo secolo, nell'alta borghesia,
ecco che la carne comincia a miscelarsi ad altri prodotti del territorio,
in primis le noci, prodotto d'eccellenza per dare sapore ad un tipo
di carne molto tonica, che ben reggeva alla conservazione nel tempo,
seguivano vari tipi di verdure, ma primeggiavano i peperoni, prodotto
che oltre a dare un ulteriore sapore, serviva per inumidire la carne,
tipicamente molto asciutta, vista la bassissima presenza di grassi.
Tutto ciò, in periodi successivi, veniva insaccato in budello
e conservato sotto sale (oggi si usa elusivamente la conservazione
in sottovuoto). Fino agli anni sessanta, la Gallina Bionda di Villanova
d'Asti era allevata ovunque in Piemonte ed era richiestissima da
tutta la ristorazione del territorio, con l'arrivo di una forte
industrializzazione, la Bionda venne quasi completamente soppiantata
da altre razze che meglio si prestavano all'allevamento intensivo
ed anche piatti tipici e ricette inerenti la Gallina Bionda vennero
accantonati. Oggi la Bionda è tornata grazie a molti piccoli
allevatori, molti ristoratori di prestigio e operatori commerciali
attenti che hanno saputo riconoscere l'eccelso valore di questo
prodotto. La carne della Bionda ha delle qualità organolettiche
uniche nel suo genere, basta pensare alle bassissime percentuali
di grassi contenute in essa, (sotto addirittura al 1%) e all'irrilevante
presenza di colesterolo. |
|